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October 23 Calcio NapoliNapoli. Qui stiamo parlando del nobile Calcio Napoli. Voglio raccontare delle soddisfazioni che la nuova squadra del vecchio Reja sta portando a noi tifosi napoletani. Il poter finalmente tornare a prendere in giro le altre tifoserie, guardare dall’alto in basso tutte quelle realtà provinciali relegate in serie B e godere del, finalmente, bel gioco degli eroi in maglia azzurra. E so che se Marx fosse vissuto ai giorni nostri avrebbe detto che il calcio è l’oppio dei popoli e avrebbe avuto ragione. Ma io sono nato e cresciuto con una fede, e non è quella cristiana(che è venuta solo dopo). La fede nel Napoli, in Maradona e nel riscatto domenicale di un popolo bistrattato(ok, quest’ultimo concetto si è fatto largo solo con l’età). Chi mi conosce bene sa che – mi piace raccontarlo – prima di imparare a leggere sapevo a memoria la squadra del Napoli, riserve comprese, e sapevo riconoscere tutti i suoi giocatori dal poster che mio padre teneva nel ripostiglio nella casa di via Bardascini. Maradona era nella fila più in basso, con la chioma solita, seduto alla sinistra degli allenatori. Era una di quelle cerimonie di “ripetizione” che i bambini amano, come quelle della lettura delle favole, sempre le stesse e con le stesse parole, solo che mio padre m’aveva riservato una cerimonia anche più Ma.Gi.Ca. di quella delle favole – e qui solo i napoletani veri sanno di cosa sto parlando –. E ok, magari qui si vede la differenza tra le figlie di R. Martina che a 4 anni sanno fare le divisioni e contano fino a 100 in 5 lingue(che io neanche ora lo so fare) ma, sinceramente, me ne frego. Io amo il mio Napoli. E quanto goduria quando negli ultimi tempi ho sentito dei vecchi amici professarsi napoletani dopo che, per anni, l’avevano sputtanato e avevano tifato Juventus, Milan e cazzate varie, rendendosi tifosi non del calcio, ma dello sport nazionale di salire sul carro del vincitore. E dicono anche che non hanno mai tifato per altre squadre, negando evidenze assurde, i bastardi. Ma non importa, non sono loro i veri tifosi del Napoli, se ne andranno alle prime difficoltà, mentre noi resteremo come i marines, semper fidelis.
Gli anni passati sono stati difficili per noi, costretti a tener la bocca chiusa ed accettare la situazione, senza poter dare sfogo più di tanto all’estro creativo dei nostri sfottò. Ma ora le cose sono cambiate. C’è Lavezzi, nuovo eroe piè veloce dai capelli scarmigliati, argentino, Iezzo, portiere compaesano, vero orgoglio di Castellammare, Hamsik, talento immenso e poi c’è il cuore di Paolo Cannavaro, che reca la denominazione D.o.c., vera veracità. Scusate l’eccessiva sdolcinatezza di questo post, ma l’aver preso per il culo lo zio cantante romanista, dopo il pareggio con 4 pere rifilate all’olimpico chiuso al tifo napoletano, riducendolo al fatidico “non parliamo di calcio”, segnale emblematico della sconfitta morale subita sabato scorso m’ha dato troppa soddisfazione. E dovevo parlarne. Beh, vi saluto, e sempre forza Napoli. October 19 SetaHo appena finito di leggere, o meglio di rileggere “Seta” di Baricco. Ma è come se l’avessi letto per la prima volta. Nel mio ricordo era collocato tra quei lavori di Baricco scritti in un paio di giorni e mandati alle stampe giusto per fare un po’ di soldi e pagarsi delle vacanze un po’ più lunghe in posti esotici ma deluxe. Tra l’altro questo parere era condiviso anche dalla professoressa A. Dema che era la responsabile del “C’è Proprio”, giornale del mio liceo. Tra l’altro la prof. Dema è stata anche insegnante, ad inizio carriera, di uno dei personaggi che popolano spesso il mio space, cioè S. Branca. Ne conserva un bel ricordo, portò italiano e latino alla maturità. C’è da dire però che su Seta, avevano, e credo hanno tuttora, opinioni ben diverse. Ricordo ancora quando S., sentendo la mia opinione sul libro, mi disse che io non avevo proprio la possibilità di capire un amore grande come quello di Hélène. Oggi, 18 ottobre 2007, l’ho riletto. E probabilmente il me stesso adolescente aveva troppo fretta di portare a termine un altro libro e aggiungere un’altra tacca alla sua libreria per soffermarsi sul significato di ciò che aveva letto. Quello che so è che il finale non me lo ricordavo…o forse non l’avevo capito. E adesso non sto qui a raccontarvelo perché forse qualcuno potrebbe aver voglia di ri-leggerlo come me, ma, gli storcimenti di naso che hanno accompagnato anche questa mia seconda lettura si sono tramutati, nella penultima pagina, in lacrime. Perché finalmente avevo capito dov’era il punto. Hélène. Che è stata davvero talmente avanti che, guardandosi indietro, ha visto il futuro. …e io non l’avevo capito. Il dono di Hélène. Seta. October 16 People always leaveOk. Mi va di fare qualche
considerazione sulla frase “People always leave”.
Questa frase, come taluni
appassionati di telefilm sapranno, è la didascalia ad un disegno raffigurante
un semaforo rosso sul muro della camera da letto di Payton Sawyer, protagonista
di One tree hill. Come posso rispondere a queste domande…e tu, che leggi, come rispondi? Non mi sento più solo, e,
strictly speaking, non avevo il diritto di sentirmi tale nemmeno a settembre. Ma Cazzo, se invece tutto ciò che faccio è mettere ostacoli sulla loro strada verso me, rendendo difficile l’accesso, come posso pretendere che qualcuno non si arrenda a metà strada e, infine, per davvero, mi abbandoni. E Ok, non sto parlando con me stesso. E Ok non sto scrivendo per me. Però è una cazzo di verità che a qualcuno la dovevo pur dire ad alta voce e senza giri di parole e senza curarmi delle conseguenze e
October 08 idealismi moraliIdealismi morali. …ma quando si crescerà e determinati idealismi andranno giù per il buco del cesso con una musichetta deliziosa? È successo che negli ultimi due giorni mi sono trovato a pensare un casino su me stesso, su ciò che sono( o meglio non Sono) sui rapporti di forza con le altre persone e sulla mia vita con me stesso. Ebbene, la mia vita con me stesso fa ancora abbastanza schifo. M’hanno dato dello sfigato da più parti ma senza comprendere l’eroismo morale che è stato alla base dei miei comportamenti. – forse ciò che non capisco io è che in diversi situazioni non c’è bisogno di eroi, di persone che ti risolvono i problemi…ma solo di persone che ti aiutano a dimenticarli. – Sicuramente io non l’ho ancora compreso appieno e la mia “sindrome del salvatore” sarà dura da abbattere, ma almeno dopo questi duegiorni ho capito meglio dov’è il punto della situazione. Detto ciò occorre precisare che in ogni caso, pur nella consapevolezza di vivere per me, non potrò mai snaturare i miei principi di onestà, lealtà e amore. Ma le idee, e gli idealismi, beh, quelli possono cambiare nel corso della vita. E taluni che m’hanno frenato in questi due giorni…farò in modo che non mi fermino in futuro. beh, l'imperativo forse è drastico, ma sicuramente ci proverò. October 01 L'eroe SolitarioL’eroe solitario. Avevo dimenticato, rimosso, o per fortuna non avevo più avuto bisogno di adottare l’iconografia dell’eroe solitario per andare avanti nella mia vita senza esser soprafatto da cattive sensazioni. Diciamo che più o meno non ne avevo più avuto bisogno dai tempi delle eroiche pedalate verso Vico Equense per non sentire quei piccoli dolori in fondo al cuore dovuti a quell’antica musa ispiratrice, ormai deceduta e trasformata, ahilei, in una donna qualunque. E sì che pedalare fino a Vico avrebbe ben poco d’eroico, ma se da bambini le tinozze diventano mari in tempesta, non vedo perché da adolescenti lievi pendenze non possano diventare cime alpine. Oggi invece, 30 settembre, giorno di scadenze come mi ricordava sempre l’amica di un’estate(Francesca Coraggio compie gli anni oggi), è stata di nuovo quell’immagine a venirmi in soccorso, per tirarmi fuori dalla domenica più stonata e più triste degli ultimi 4 anni. E ha pure perso il Napoli. E così, mentre ero in giro, alone, a fare un trasloco via trolley-bus coadiuvato dai potenti mezzi pubblici gentilmente offerti dall’amministrazione bolognese ho provato l’amara solitudine che mi sta accompagnando, a intervalli sorprendentemente regolari, in questo settembre nero. E così ho chiamato il vecchio Zio Canta, vocina al mio orecchio sinistro, che negli ultimi mesi è diventato sorprendentemente saggio e sorprendentemente in grado di darmi speranza e supporto. La sorpresa sta nel fatto che di solito lui era quello che bastonava, mentre la vocina all’orecchio destro(il cui maniero è proprio sul traguardo di vico) era quella dedicata alla speranza. In questo mese le due voci si sono unite in un sol coro… E mi piace credere che sia perché questo era l’unico modo per me per superare le difficoltà di questo mese. Se dio ci dà solo il peso che possiamo portare, avere al fianco(o forse sulle spalle) queste due figure è l’aiuto di cui, oggi, non potevo fare a meno. Dicevamo della chiamata allo zio canterino, che tra una battuta sulle domeniche sfigate del suo passato e un’altra sul suo essere, ecco un’altra cosa sorprendente, padre, m’ha ricordato della nobiltà e dell’eroismo che c’è dietro i gesti fatti in solitaria. Come la prima fuga di Coppi. Già, gesti, azione, non immobilismo. E così, la tristezza e l’amarezza per un trasloco senza amici in una Bologna, patria ostile, sono diventati fierezza e medaglie sul petto, per uno che ce l’ha fatta, orgogliosamente, da solo. Sono DAVVERO abituato troppo male, cazzo. E, DAVVERO, ho bisogno di fare un po’ di gavetta in tal senso… E come fare ad uscirne è tuttora cosa abbastanza ignota, e sì che credo che a livello subconscio ero sicuro di essermi lasciato alle spalle determinate paure tardo-adolescenziali, ché ero un adulto, vaccinato e laureato fuorisede. Ma ti colpiscono dove ti senti forte… le paure…soprattutto se la tua forza deriva dagli altri e non da te stesso. “People always leave” dice il disegno col semaforo. Ma, per fortuna, stanotte in quel disegno non mi ci rispecchio più.
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